Abuso e maltrattamento dei bambini

Questa è l'occasione per discutere insieme su un problema che investe drammaticamente la società, ma anche l'ambito scientifico e sopratutto quello pratico della prevenzione, della cura e della riabilitazione. Romeo Lucioni Dr.

Sunday, November 13, 2005

Disabilita, disagio, scuola e società.

La maggior parte dei bambini disabili psichici che arrivano all'etàscolastica non ha ricevuto quei trattamenti che una pratica corretta avrebbedovuto attivare. Molte sono le cause di questa situazione a dir pocoperniciosa, perché, ogni qual volta si verifica un ritardo dello sviluppo,il tempo utile per affrontarlo è veramente limitato.
Se si pensa che, come afferma Rita Montalcini, il termine utile perapprofittare della cosiddetta plasticità cerebrale si esaurisce intorno ai10 anni, è evidente che, se si comincia ai 6-7 anni, ne restano solo 4-5utili, che sono pochissimi se l'esperienza terapeutico-riabilitativa ciinsegna che ci vogliono 2-4 anni per il recupero.
Cause della perdita di tempo sono:
§ le difficoltà per arrivare ad una diagnosi precisa. Questo limitenon dovrebbe però risultare un motivo di disturbo per l'inizio degliinterventi terapeutici proprio perché questi dovrebbero essere attivati nonappena i genitori o i pediatri intuiscano che c'è qualcosa che non và. L'esperienza ci dice che un intervento precoce porta a chiarire la diagnosisenza così perdere del tempo prezioso;
§ lo scarso numero di centri specializzati per il recupero, laterapia e la riabilitazione psico-affettiva. Purtroppo non si è ancoradiffusa questa pratica forse perché solo da pochi anni si sta prendendocoscienza che, anche in casi considerati "gravi" (cioè poco modificabili),un intervento specialistico e multidisciplinare può fare veramente molto espesso arrivare anche a risolvere del tutto il problema;
§ sono troppo pochi i centri strutturati per una riabilitazionepsico-sensoriale e psico-affettiva, che richiedono una importantespecializzazione degli operatori (psicologi e psichiatri) e, soprattutto,una organizzazione complessa;
§ spesso il ritardo è dovuto a operatori poco qualificati chepropongono interventi che si sono dimostrati del tutto inutili(psicomotricità, tecnica cranio-sacrale, musicoterapia, comunicazionefacilitata, ippoterapia ludico-ricreativa, ecc.ecc.). Tutti questiinterventi possono risultare utilissimi, ma devono essere consideratiaccessori alla terapia riabilitativa che richiede psicologi, psicoterapeuti,psichiatri che abbiano anche una adeguata pratica oltre a specializzazione esupervisione qualificate;
§ ultimamente è entrato in uso il controllo della dieta e,soprattutto, in riferimento al glutine ed al lattosio. Sembra incredibileche una tale cecità clinica possa aver raggiunto una importanza tale dadistogliere i medici responsabili e le istituzioni dalle precise richiesteindotte da una psicopatologia tanto grave;
§ interpretazioni eziopatogenetiche di tipo genetico e/o neurologico(lesioni minime o alterazioni sconosciute dei meccanismi neuromodulatori)spostano l'obiettivo dell'intervento terapeutico sostituendolo conaccanimenti diagnostici che solo servono a perdere tempo perché se anche sitrovassero questi minimi errori strutturali (manca veramente molto prima chesi chiarisca il problema) la terapia da iniziare sarebbe comunque quella chegià si sta facendo;
§ perdite di tempo sono anche determinate da interventifarmacologici (ritalin) ed anche cognitivi (TEACCH, ABA, ecc.) che a tutt'oggi non hanno ancora ricevuto il beneficio di essere convalidate da unavalutazione precisa dei risultati ottenuti;
§ consideriamo per ultimo un atteggiamento nichilista che ancor oggimolti specialisti si permettono di diffondere attraverso convegni epubblicazioni. Sentirsi dire che per il proprio figlio diagnosticatoautistico (magari anche con qualche errore di interpretazione), o X-fragileo ipercinetico o Joubert o microcefalo, non c'è nulla da fare è strazianteper molti genitori, è immorale nei confronti di questi bambini, ma ancheinsultante per tutti coloro che, dopo esperienze di 10-20 anni, hannoottenuto risultati positivi e spesso risolutivi.

L'educatore spagnolo Alejandro Tiana Ferrer, in un seminario internazionaletenuti a Buenos Aires nel 2004, "La formazione docente tra il XIX ed ilsecolo XXI", ha dichiarato che la valutazione senza trattamento posteriorenon serve a nulla, è come quando in medicina si dice ". l'operazione èriuscita, ma il paziente è morto". Tiana sostiene che i docenti sonochiamati a nuove sfide, sono investiti da problematiche per le quali nonhanno ricevuto una adeguata preparazione.
La scuola di oggi non si è potuta adeguare alle necessità, anche perché ilsogno di un dirigente precursore come Nicola Angelillo (comunicazionepersonale) sarebbe quello di trovare un modello educativo adeguato ad ognitipo di personalità, ad ogni quadro di ritardo psico-mentale, ad ognimodello di funzionamento psico-patologico.
Oggi la psicopatologia dell'età evolutiva ha subito incrementi vertiginosi(basta pensare alla scalati incredibile di casi riferibili allo spettroautistico) e tutti questi bambini hanno diritto di entrare nella scuola dell'obbligo che è rimasta (ma forse giustamente) agli strumenti culturalibasilari come la lettura, la scrittura, la matematica, la storia, lageografia, la comprensione dei testi.
Gli alunni non sono gli stessi ed i professori non sono stati preparati adun nuovo compito che, per altro, è ben lungi dall'essere stato chiaramentedeterminato.
Basta pensare a problemi come la tossicodipendenza, all'AIDS, alla violenzagiovanile, alla crescita importante di quadri borderline per chiederci setutte queste situazioni limite non abbiano la loro origine in problematichesviluppate nell'infanzia o nella gioventù.
Questioni che riguardano temi come la debolezza dell'IO, la formazione di unsistema rappresentazionale condiviso, l'organizzazione del "Nome del Padre",del narcisismo secondario e del Sé, la permanenza di un Super-Io arcaico nelprofondo della personalità e ancora l'abuso psicologico, lo stress cronico,l'insufficienza dei sistemi di riferimento per l'auto-identificazione, laperdita (o sovversione) dei valori morali e sociali, il libertarismoculturale, sono le sfide nuove per i docenti anche se la scuola da solasicuramente non potrà affrontarli.
Proprio per questo lo specialista argentino Juan Carlos Tedesco definisce"domanda della scuola totale" quel bisogno che tutti intuiscono e che pochiriescono a delineare forse proprio perché richiede interventi globali emultidisciplinari, una preparazione vasta e profonda sui temi dellapsicopatologia dello sviluppo (cenerentola della psicologia e dellapaidopsichiatria), una formazione specifica di specialisti e, soprattutto,una grande capacità di analisi, di produrre programmi innovativi, divalutare i risultati con uno scrupolo ossessivo.
Romeo Lucioni - Anna Murdaca

1 Comments:

At 3:52 AM, Blogger Unknown said...

Il problema dei farmaci.

Sempre più problematica è la questione dell’uso degli psicofarmaci per affrontare i sintomi positivi dei disturbi dello sviluppo.
Il caso più tipico riguarda la sindrome ADD-ADHD che, in parole povere, comprende i casi di ipercinesia o iper-attività.
· Questi disturbi comportamentali sono molto frequenti e negli USA riguardano più del 90% dei bambini portati all’osservazione di ambulatori di neuro-psichiatria infantile.
· Evidentemente non sono tutti casi difficili e possiamo pensare che il sintomo ipercinesia compare: nei bambini normali un po’ inquieti; come reazioni ad altri disturbi che alterano l’equilibrio; possono anche essere comportamenti anomali che si sovrappongono a tensioni nevrotiche o conflittive; da qui su su sino al vero e proprio quadro ADD-ADHD che nello schema diagnostico ICD10 viene riportato come “forma particolare di Autismo”.
· In questo ventaglio di casi, troviamo situazioni veramente difficili ed insopportabili per i genitori e per i famigliari. Basti pensare ad un bambino che non sta mai fermo, che corre in continuazione senza preoccuparsi se fa cadere qualsiasi oggetto (televisori, radio, ecc.), che si lascia prendere da vere e proprie crisi di rabbia se non ottiene immediatamente quello che “vuole”, che può presentare vere e proprie crisi di aggressività nei confronti di chiunque, anche i genitori, che non si può portare neppure al supermercato perché ne combina di tutti i colori, che non ha riguardo per le altre persone neppure se viene redarguito. Spesso sono i genitori o gli insegnanti che chiedono un intervento di qualsiasi tipo purché riesca a “calmarli”.
· Di fronte a questi casi, purtroppo c’è ormai l’abitudine, da parte dei medici consultati, di prescrivere psicofarmaci e, sulla base di esperienze americane, di ricettare l’ormai famoso ed esecrato Ritalin.
· La somministrazione di queste sostanze sino a qualche anno fa era del tutto proibita per la somministrazione ai minori, ma evidentemente la richiesta è troppo forte e, si dice, ….. non c’è nulla da fare.
· Spesso, in occasione di Congressi anche importanti, si sentono specialisti che, per giustificare l’uso di psicofarmaci, parlano dell’ADD-ADHD come di una “malattia genetica o di un disturbo biologico e neurologico” (della struttura cerebrale) contro il quale non c’è proprio nulla da fare. Qualcuno è arrivato anche a suggerire il ricovero di questi bambini che “…. Prima o poi ammazzeranno i genitori!!!”

Questo è il quadro e non possiamo offrire come soluzione NON USIAMO NESSUN PSICOFARMACO …. I GENITORI DEVONO RASSEGNARSI A VEDERE LA LORO VITA E LA LORO INCOLUMITÀ FISICA E PSICHICA DEL TUTTO COMPROMESSA.
Spesse bisogna affrontare delle mamme che si trovano al bordo di una crisi violenta, tanto che dicono “… dottore non ce la faccio più e sto solo pensando di farla finita: o io o lui”.
Non è proprio il caso di lasciare soli i genitori, tanto più che bisogna assolutamente intervenire per bloccare una situazione che può portare a conseguenze veramente disastrose: la paralisi mentale e l’insufficienza mentale grave.

COSA FARE.
Consigli ai genitori.
· Tutti i disturbi psichici in giovane età, che si presentano con ipercinesia, sono affrontabili ed anche risolvibili.
· Non è una cosa semplice ma i risultati sono veramente straordinari.
· Bisogna fare il conto che il trattamento non dura meno di tre-quattro anni, ma …..
- Bisogna iniziare il più precocemente possibile, non aspettare perché poi passerà. I segni vanno peggiorando perché l’incontinenza emotiva agisce da elemento gravemente disturbante sullo sviluppo psico-mentale.
- Se il trattamento completo dura anni, non è cos’ per i sintomi comportamentali (ipercinesia) che vengono bloccati abbastanza rapidamente.
- Ricordare sempre che i disturbi comportamentali sono solo la punta dell’iceberg che compone il disturbo. Questo, in realtà, è l’espressione di un grave disordine dello sviluppo psico-affettivo che porta a minare il senso di sé, l’autostima, la volontà, il giudizio, il sistema rappresentazionale.
- La terapia non consiste dunque nel bloccare la sintomatologia psico-motoria, ma nel ripristinare le valenze psico-mentali e, soprattutto, quelle affettive, timologiche e relazionali.
· Di fronte a questo quadro si deve cercare un centro specializzato, capace di affrontare i disturbi del bambino, ma anche di dare certezze e soluzioni ai genitori ed agli insegnanti, che devono poter svolgere il loro lavoro educativo e formativo.
· Bisogna cominciare la terapia il più presto possibile anche perché: quando si sono fatti acquisire al bambino i pre-requisito per poter svolgere la propria vita normalmente (o quasi) bisogna cominciare un lavoro di recupero delle funzioni psico-mentali, didattiche e formative che erano state bloccate dall’instaurarsi del disturbo.
· Non è facile trovare un Centro specializzato per queste terapie, ma bisogna cercare sino a quando si riesce a scoprire quello che abbiamo bisogno. Bisogna sempre tenere in considerazione che i disturbi psichici non sono “inamovibili” e, quindi, bastano pochi mesi di prova per vedere se le tecniche applicate danno qualche risultato.
· Bisogna anche richiedere sempre quale modello di valutazione dei risultati viene applicato e, quindi, richiedere periodicamente una valutazione.
· In un centro specializzato deve sempre esserci un medico o psichiatra capace di affrontare i disturbi comportamentali (senza usare farmaci allopatici) partendo anche da esami di laboratorio appropriati. I genitori devono avere un dialogo sempre ampio e aperto su tutte le problematiche da affrontare, per avere consigli adeguati, indicazioni terapeutiche precise, imparare a “leggere” le problematiche dei loro figli che non sono solo sintomi, hanno anche il significato di “parole” con le quali il bambino si comunica: parla di sé, delle proprie aspettative ed anche dei propri disagi.
· Sono molto utili anche gli scambi di osservazioni, commenti e suggerimenti ottenibili facilmente con la partecipazione a gruppi di genitori o in siti di centri specializzati.

 

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